domenica 6 marzo 2011

Capitolo 1 il Linguaggio oggi




Umanità? Che cos'è l'uomo? Cosa lo rende umano?

Capitolo 1

Il Linguaggio

Prendendo spunto dall'anime "il vento dell'amnesia", immaginiamo che un vento soffi su tutte le città del mondo, portando solo dimenticanza e oblio.

Ogni persona ha dimenticato tutto quello che in anni di "evoluzione¹" si è creato. Strutture sociali, tecnologia, le scienze, le arti, ma sopratutto il linguaggio.

Immaginiamo di non sapere più i nomi delle cose, di non saper più definire le nostre emozioni, di non aver le parole per comunicare ciò che stiamo pensando.

Il pronostico non è dei più rosei, l'uomo sarebbe ridotto a semplici istinti: la riproduzione, la fame e la sopravvivenza dalle forze della natura o dai consimili.

E' facile intuire l'importanza della comunicazione e che il linguaggio è una delle caratteristiche fondamentali dell'essere umano, attraverso esso abbiamo sviluppato complesse forme di organizzazione e collaborazione, complessi sistemi di definizione del mondo, ed elaborazione dei nostri pensieri.

Siamo gli essere viventi con il linguaggio più complesso ed è grazie ad questo che ci siamo differenziati dagli altri animali. Ma questo ci ha resi migliori?

Probabilmente non ci ha reso migliori o peggiori, è solo uno strumento che ci ha dato le possibilità di diventare ciò che siamo.

Approfondendo le analisi sul linguaggio, ci accorgiamo che esso ha una autonomia. Quando parliamo, spesso diciamo cose che non pensiamo come: i lapsus (di cui Freud ha tanto parlato) oppure il linguaggio del corpo che controlliamo solo in minima parte. Attraverso alcuni di questi lapsus o alcuni comportamenti corporali che teniamo possiamo risalire al nostro essere, quindi il linguaggio non è solo uno strumento verso l'esterno, cioè da usare per comunicare solo con gli altri ma è anche uno strumento per indagare all'interno del nostro inconscio.

Quello che possiamo percepire dall'analisi di quello che non controlliamo del nostro linguaggio, sono solo frammenti del nostro inconscio che emergono. Non possiamo attraverso ad essi arrivare a conoscere totalmente noi stessi, ma ci permettono di avvicinarci alla nostra essenza ( non senza tribolazioni, perché il linguaggio è spesso ambiguo o non chiaro).

Aggiungiamo a tutto ciò la tecnologia. I social network attraverso ad internet hanno radicalmente cambiato il nostro modo di comunicare. Riflettendoci sopra, le chat, le bacheche, i forum, sono tutti strumenti che permettono di controllare il linguaggio. Ingabbiarlo.
In internet non esiste linguaggio del corpo, a parte rari casi anche i lapsus sono ridotti, grazie alla possibilità di correzione o di cancellare ciò che si è detto.
Sembra una comunicazione totalmente puntata verso l'esterno verso l'altro, ma cosa comunichiamo all'altro? cosa vogliamo comunicare? cosa differenzia la nostra comunicazione dalla pubblicità?

Sono domande che voglio lasciare in sospeso.

Ipotizzando che nella storia dell'umanità l'uomo ha sempre cercato di dominare le forze che non può controllare: le forze della natura, gli uomini, gli istinti e l'elenco potrebbe essere ben più lungo. Se il linguaggio in quanto autonomo, fa parte di questa categoria, è possibile che gli strumenti offerti da internet per comunicare non siano altro che una difesa. Una difesa dal linguaggio che può mostrarci parte della nostra essenza.

In definitiva, potremmo sembrare come un gatto che si morde la coda, cerchiamo di dominare ogni forza che sia autonoma e non ponibile sotto il nostro controllo. Il problema è che noi stessi siamo una di quelle forze, le nostre emozioni sono senza controllo, come il nostro inconscio. Quindi piuttosto che affrontarci, accettarci, imbrigliamo il linguaggio che ci mostra la nostra natura. Ma sarà legato ben saldo?


OIO

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