Prima del 1978, l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG), in qualsiasi sua forma, era considerata dal codice penale italiano un reato, punibile con multe e/o carcere sia per il medico effettuante che per la donna.
Nel 1975 il tema della regolamentazione dell'aborto riceveva l'attenzione dei mezzi di comunicazione, in particolare dopo l'arresto del segretario del Partito Radicale Gianfranco Spadaccia, della segretaria del Centro d'Informazione sulla Sterilizzazione e sull'Aborto (CISA) Adele Faccio e della militante radicale Emma Bonino, per aver praticato aborti, dopo essersi autodenunciati alle autorità di polizia.
Il 5 febbraio una delegazione comprendente Marco Pannella e Livio Zanetti, direttore de L'espresso, presentava alla Corte di Cassazione la richiesta di un referendum abrogativo degli articoli nn. 546, 547, 548, 549 2° Comma, 550, 551, 552, 553, 554, 555 del codice penale, riguardanti i reati d'aborto su donna consenziente, di istigazione all’aborto, di atti abortivi su donna ritenuta incinta, di sterilizzazione, di incitamento a pratiche contro la procreazione, di contagio da sifilide o da blenorragia.
Dopo aver raccolto oltre 700.000 firme, il 15 aprile del 1976 con un Decreto del Presidente della Repubblica veniva fissato il giorno (13 giugno) per la consultazione referendaria, ma lo stesso Presidente Leone il primo maggio fu costretto a ricorrere per la seconda volta allo scioglimento delle Camere. Erano forti i timori dei partiti per le divisioni che poteva provocare una nuova consultazione popolare dopo l’esperienza del referendum sul divorzio dell'anno precedente. Così il 22 maggio del 1978 veniva approvata la legge 194 sull'aborto, che consentì di evitare il referendum.
La legge italiana sulla IVG è la Legge n.194 del 22 maggio 1978 (detta anche più semplicemente "la 194") con la quale sono venuti a cadere i reati previsti dal titolo X del libro II del codice penale con l'abrogazione degli articoli dal 545 al 555.
La 194 consente alla donna, nei casi previsti dalla legge, di poter ricorrere alla IVG in una struttura pubblica (ospedale o poliambulatorio convenzionato con la Regione di appartenenza), nei primi 90 giorni di gestazione; tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere alla IVG solo per motivi di natura terapeutica. Come risulta dalle amplissime formule usate dalla legge, le possibilità di accedere alla IVG nei primi novanta giorni sono praticamente illimitate. Dunque, la legislazione italiana permette alla donna piena libertà di accedere alla IVG durante il primo trimestre di gravidanza.
Questa legge è stata confermata dagli elettori con una consultazione referendario il 17 maggio 1981.
(FONTE WIKIPEDIA)
Per ciò che riguarda invece la “pillola abortiva”, cioè la RU486, bisognerebbe chiarire alcuni punti essenziali. Per far ciò mi rifaccio ad un articolo del dottor Nicola Blasi.
Il Mifepristone o RU486, chiamata “pillola abortiva”, è un tipo di aborto detto medico (o FARMACOLOGICO) cui sarebbe possibile ricorrere in alternativa all'aborto chirurgico: è importante quindi sottolineare quanto questa pratica non sia un metodo preventivo o anticoncezionale (come la “pillola del giorno dopo”), ma un'alternativa meno dolorosa fisicamente dell'aborto chirurgico (il quale è pur sempre un'operazione medica e non sicuro al 100%).
Premessa fondamentale è chiarire il ruolo del progesterone, ormone che assicura il mantenimento della gravidanza, grazie a diverse funzioni che esercita a livello uterino. Il mifepristone è uno steroide sintetico, con notevole attività antagonista (anti-progestinica) verso i recettori del progesterone. Dunque ecco spiegato a cosa serve questa “magica e maligna” pillola tanto demonizzata da Chiesa e autorità di governo: è un semplice ormone che interrompe l'afflusso dell'ormone femminile fondamentale per la crescita del feto, permettendo l'espulsione di quest'ultimo come una mestruazione, evitando così complicazioni di operazioni e ricoveri in ospedali (e garantendo anche una maggiore privacy e intimità).
Tuttavia bisogna sottolineare come la semplice introduzione di questa pillola, di leggi abortistiche, e di metodi anticoncezionali non basti a far fronte al problema della prevenzione di malattie sessuali, né a quello di gravidanze indesiderate. Ci vuole infatti più informazione, consultori indipendenti e con fondi propri, da investire in programmi di educazione sessuale nelle scuole, ma anche sui luoghi di lavoro; inoltre bisognerebbe far fronte al numero sempre maggiore di medici che si dichiarano obiettori di coscienza (cosa permessa dalla legge).
In Italia 6 ginecologi su 10 sono obiettori, con punte del 70% al Centro. Il numero degli aborti è in calo costante, ma l’applicazione della L. 194 è sempre più faticosa. Il problema riguarda soprattutto la certificazione necessaria per arrivare alla IVG (interruzione volontaria di gravidanza) e l’esecuzione dell’aborto nelle strutture pubbliche. Aumentano i tempi di attesa e aumenta il numero dei medici obiettori e ciò contribuisce ad alimentare il mercato degli interventi illegali (o clandestini 20.000 circa nel 2006 secondo l'Istituto Superiore di Sanità), che sono pericolosi, molto cari e spesso costringono le donne a scappare all'estero (come avveniva 40/50 anni fa, prima dell'introduzione della 194 che ha permesso di evitare almeno un milione di aborti clandestini in 30 anni (Istituto Superiore Sanità 2006)).
Queste cifre, dicono gli specialisti del settore, potrebbero essere sottostimate perché non tengono conto degli aborti tra le donne immigrate, alcune delle quali praticano l’interruzione della gravidanza più di una volta all’anno. Queste donne, per paura di essere denunciate in ospedale in quanto clandestine, si rivolgono a persone non autorizzate e abortiscono con metodi artigianali o assumono farmaci impropri come il “misoprostol” o versioni contraffatte della pillola RU486.
Si rendono perciò necessari e imperativi programmi in materia di educazione sanitaria e sessuale, di pianificazione familiare, di supporto psicologico per le donne in situazioni di gravidanze impreviste e una formazione specifica per gli operatori che svolgono la loro attività in questo campo.
Secondo delle linee guida tratte da un manifesto per operatori che applicano la legge 194, è importante rispettare delle condizioni importanti:
Numero congruo di consultori.
Prescrizione gratuita di tutti i metodi contraccettivi.
Allargare la scelta di contraccettivi disponibili.
Case di accoglienza.
Programmi di educazione sessuale finalizzati alla costruzione di una cultura della procreazione consapevole e responsabile.
Promozione dell’uso di tecniche più moderne e meno rischiose per la salute delle donne, introducendo l’utilizzo dell’ RU486, come avviene nel resto dell’Europa.
L’ O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) calcola che siano tra i 18 e i 19 milioni le donne che ogni anno nel mondo utilizzano procedure abortive non sicure. Il metodo farmacologico per l’interruzione della gravidanza (definito in letteratura come aborto medico) è divenuto un' alternativa alla tecnica chirurgica con l’introduzione delle prostaglandine negli anni ’70 e degli antagonisti del progesterone negli anni ‘80 (Istituto Superiore della Sanità). Proprio per la sua efficacia nelle IVG precoci sta diventando in tutto il mondo il metodo di scelta preferito. L’aborto medico è giudicato efficace e sicuro tanto che recentemente l’O.M.S. ha incluso la RU486 e il Misoprostol (prostaglandina) nella lista dei farmaci essenziali.
Ritornando alla L.194 /78 questa non fa riferimento al metodo abortivo da impiegare e nemmeno se debba essere MEDICO o CHIRURGICO. Non cambiano le modalità indicate dall’art.4 della L. 194 e importante è non considerare (come dicevo prima) la RU486 alla stregua della “pillola del giorno dopo”. Dai dati ufficiali si evidenzia un calo delle IVG del 45% dal 1982 ad oggi con flessione annua del 6,2% con contenimento del fenomeno e non assimilazione dell’aborto a metodo contraccettivo. Questa è un'evidente prova del fatto che abortire legalmente non porta ad un specie di “psicosi sessuale”, né provoca una degenerazione dei costumi, come ci vogliono far credere i nostri cari cardinali e politici ipocriti. Anzi, l'aborto è e resta sempre un grosso peso per qualsiasi donna, e il fatto di essere tutelata da una legge in situazioni del genere dovrebbe essere un suo diritto fondamentale e inalienabile, né certo questa tutela provoca un uso sconsiderato della pratica abortiva.
Molte donne spesso sono costrette ad abortire per problemi famigliari, economici, fisici o psicologici (senza citare casi di stupro o simili), e la scelta dell'interruzione di gravidanza è sempre difficile e dolorosa, anche senza che ci si mettano di mezzo ipocrisie da cattolici della domenica sempre pronti a giudicare e a scagliare la prima pietra, senza la benché minima conoscenza del problema... ma d'altronde, cosa potrebbe saperne un prete di sesso, aborto e simili, in quanto uomo, e per di più “casto”?!
Se il metodo farmacologico permette di ridurre il peso della interruzione della gravidanza allora è giusto che le donne abbiano la possibilità di ricorrervi, ma questo non significa che sia migliore della pratica chirurgica: va scelto il metodo più confacente alla situazione clinica e psicologica della donna che deve sottoporsi all’IVG.
Bisogna ribadire che non si tratta di un metodo contraccettivo ma solamente di una tecnica medica da proporre alla donna insieme all’aborto chirurgico. Per questo con la commercializzazione in Italia e con la somministrazione presso gli Ospedali pubblici sotto controllo medico, la RU486 è destinata alla protezione della salute della donna.
Concludo con una affermazione di Etienne-Emile BAULIEU ricercatore e padre dell’RU486:
“Pensare che una donna possa andare allegramente ad abortire solo perché potrà farlo con una pillola anziché tramite un intervento chirurgico è un' offesa alla dignità di tutte le donne”.
(Fonte: Articolo a cura del Dr. Nicola Blasi)
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